giovedì 14 settembre 2017

C3 - Innovazione didattica per la qualità dell'apprendimento – sede: I.C. Solari - Loreto

C3 - Innovazione didattica per la qualità  dell'apprendimentosede: I.C. Solari - Loreto       
Formatore: Giovanna Cipollari - Tutor:  Michele Mazzieri


                    
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D2 - Innovazione didattica per la qualità dell'apprendimento - Savoia Benincasa- Ancona

D2 - Innovazione didattica per la qualità dell'apprendimento  
sede: I.I.S. Savoia Benincasa- Ancona 
Identificativo corso: 4317 - Identificativo Edizione: 5608 
Calendario: (ore 15:00-19:00) 19​/9 ​-​ ​​25/9​ ​-​ ​02/10 - 17/10 - 24/10 
Formatore: Alessandra Rucci - Tutor: Michele Mazzieri 


                  
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mercoledì 16 agosto 2017

Regolamento sull’utilizzo del Web e delle tecnologie in classe

[IMPARA DIGITALE]

Non solo il CdC delle classi digitalizzate, ma l’istituto nel suo complesso dovrebbe avere un regolamento interno per un uso intelligente e moderato delle tecnologie. Tutti gli studenti (e anche i docenti) vanno a scuola con smartphone, tablet, note/netbook e ormai moltissime classi hanno il registro elettronico. L’uso corretto e regolamentato di tali tecnologie diviene dunque essenziale, sia per non sovraccaricare la banda, che difficilmente può supportare un numero elevato di account in contemporanea, sia per cercare di limitare un uso improprio dei device durante le lezioni, che porterebbe a una forte distrazione dei ragazzi.

I tablet permettono una personalizzazione del proprio ambiente di apprendimento grazie alle APP; bisognerà dunque indicare quali sono indispensabili per la produttività in classe e quali specifiche delle discipline, in modo da avere un riferimento comune, consapevoli della necessità di un monitoraggio e una ricerca periodica di nuove APP.

I nostri studenti tenderanno a scaricare tutto ciò che poco ha a che fare con la didattica: compito del docente è renderli consapevoli di quanto può servire per l’apprendimento e per migliorare lo studio e quanto invece deve essere fruito fuori dalla scuola.

Usando mobile device è possibile registrare, fare video o fotografare; di conseguenza, al momento dell’iscrizione è consigliabile far firmare ai genitori una liberatoria che consente di usare tali media a fini non commerciali, onde evitare che la pubblicazione (su youtube, su flickr, sul sito della scuola, su un annuario ecc.) possa creare problemi legali di copyright.

sabato 17 giugno 2017

Il Paese della Fantasia



       Nelle Feste Medievali di Offagna, ogni anno l’Accademia della Crescia sceglie un tema conduttore e così, nei trenta anni della manifestazione, è stato possibile esplorare tanti aspetti della storia e cultura del Medio Evo, anche leggendoli dal punto di vista della contemporaneità, in un proficuo dialogo tra passato e presente. Per l’edizione 2017 ci siamo chiesti: quale spazio e quale senso aveva, per l’uomo medievale, quella dimensione fantastica di cui possiamo trovare testimonianze nell’arte, nella letteratura,  nei documenti storici?
      Si può senz’altro dire che la curiosità e l’interesse verso il meraviglioso, lo strano, il favoloso era ampiamente presente sia tra il popolo sia tra le persone colte.
  Così nelle decorazioni delle chiese destinate agli occhi dei devoti nelle enciclopedie destinate ai saggi, e nei racconti destinati e tutte le categorie abbondano ippogrifi, pietre prodigiose, uccelli con le ali di lattuga, Blemmi, Sciapodi, spade magiche a cui ci si rivolge dando rispettosamente Fedel Voi.

In un’epoca in cui era dominante la visione religiosa della vita, come diceva lo storico J. Le Goff, parafrasando Baudelaire, “per l’uomo del medioevo […] la natura è una foresta di simboli”
Siamo davvero in un altro orizzonte di idee rispetto alla nostra visione scientifica delle cose: l’uomo medievale sa che il mistero è presente ovunque e, proprio per questo, non esclude nulla a priori, non dice che una cosa è impossibile, solo perché non rientra nelle sue categorie mentali. Ritiene che, “essendo ogni cosa soggetta al volere di Dio, l’impossibile può manifestarsi nella natura e fare irruzione nella vita quotidiana”.

Anzi è un po’ il contrario siccome Dio piò tutto da qualche parte le cose che riusciamo a immaginare noi devono esistere (da qualche parte vuol dire in luoghi inaccessibili come l’Asia e più tardi l’Africa)




I racconti di viaggi medioevali erano quasi sempre immaginari e sono scritti da persone che non hanno mai visto i luoghi meravigliosi e i popoli di cui raccontano; ma hanno sentito parlarne le Enciclopedie che sono libri soddisfano il gusto del meraviglioso prima che la Scienza.
La forza della tradizione conta più dell’esperienza (mentalità dogmatica)

Negli antichi Bestiari, non interessava la reale esistenza e la precisa descrizione di pietre, piante, animali ma il loro significato allegorico. Perciò si legge del grifone, la formicaleone e accanto ad essi di animali reali quali leone, la pantera, il castoro venivano affibbiati qualità immaginarie associate a significati di natura morale e religiosa. Cose come queste erano scritte in libri rispettabilissimi, scritti da stimati abati e dotti che sono libri soddisfano il gusto del meraviglioso prima che la Scienza.
La forza della tradizione conta più dell’esperienza (mentalità dogmatica)

E quando, perché qualcuno ce n’era, qualche viaggiatore andava davvero in Oriente, nelle Indie in Cina a Giava? Cosa vedeva?
Prendiamo un vero viaggiatore, in testimone affidabile Marco Polo. Anche i viaggiatori attendibili non riuscivano a sottrarsi all’influenza delle leggende di cui erano a conoscenza

Prendiamo il caso degli unicorni. Che gli unicorni esistano un uomo del Medioevo non lo metteva in discussione. Marco Polo sa che è una sorta di cavallino/capretto con un lungo corno sulla fronte con un’irresistibie e per lui infausta attrazione verso le fanciulle illibate.
Poteva Marco Polo non cercare gli unicorni? Infatti li cerca e li trova perché è indotto cercare la cose con gli occhi della tradizione. E dopo aver visto, riflette e mette in discussione alcuni stereotipi dell’esotismo:

Ammette che gli unicorni sono un po’ diversi da come se li aspettava bianchi e aggraziati quali sullo stemma della corona inglese:
Quelli che aveva visto erano rinoceronti per cui ammette che hanno “pelo di bufali e piedi di leonfanti”, che il loro corno e grosso e nero, lingua spinosa testa di cinghiale  e che “ella è molto laida bestia a vedere” e che non è il caso che a cacciarla ci si mandi una fanciulla


Fin qui la scienza, poi c’è il mondo della Letteratura alta e bassa allo stesso tempo. Nelle corti come nelle piazze l’intrattenimento era affidato alla recitazione/lettura dei poemi cavallereschi, dalla Chanson de Roland all’Orlando Furioso, ai romanzi della materia di Bretagna con le celebri storie di re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda, storie d’amore e di virtù in cui, a prodi cavalieri e bellissime dame, si mescolano fate, draghi, elfi.

       Dunque, quale traccia ha lasciato nel nostro immaginario la cultura medievale così lontana dalla nostra mentalità ma così ricca di mirabilia e di storie fiabesche? In realtà, non c’è epoca che, più del Medio Evo, sia stato discussa, rivisitata, anche più o meno liberamente immaginata. Basti pensare a importanti scrittori contemporanei come in Italia Umberto Eco e Laura Mancinelli e anche alla grande e diffusa fortuna del fantasy che, largamente, si richiama a leggende, storie, immagini presenti nella narrativa medievale. L’archetipo contemporaneo è da molti ritenuto la trilogia Il Signore degli anelli conclusa da J.R.R. Tolkien nel 1955, ma il genere fantasy si è sviluppato in un gran numero incalcolabile di romanzi, soprattutto per ragazzi, e in film, cartoni animati, fumetti, giochi che, oggi, sono mezzi popolari di intrattenimento.
      Nelle serate della XXX edizione delle Feste Medievali, a Offagna, potremo visitare questo universo culturale: spettacoli, giochi, incontri, suggestive atmosfere, secondo il motto delle Feste ludendo intelligo, ci offriranno l’occasione di  soddisfare il duplice umano bisogno di conoscenza e di evasione e di dare ali alla fantasia.


domenica 19 marzo 2017

HISTORIA LUDENS #2: La rivoluzione simulata



Autore: Salvatore Di Pasqua

Siamo intervenuti già altre volte sul tema del gioco, della simulazione e della didattica empatica. Ora cominciano ad arrivare i resoconti di insegnanti. Questo giunge da una scuola superiore di Pordenone. Si tratta di un percorso misto, in parte tradizionale e in parte “innovativo” (metto le virgolette perché solo in Italia la didattica empatica è considerata ancora tale). I colleghi a cui l’esperienza piacerà, hanno qui tutti i materiali per ripeterla. E per HL, sia pure con qualche giorno di ritardo, è un bel modo per ricordare la Révolution (HL).

• La proposta didattica
• Partiamo dalla lezione e dal manuale
• I materiali di approfondimento
• Letture
• Elenco di parole, di concetti e di frasi fornito ai ragazzi
• La fase operativa
• I lavori degli studenti
• Qualche breve considerazione
• Il riflesso sull’insegnante
• Sitografia

La proposta didattica

La difficoltà di sviluppare curiosità e interesse per quanto è distante nel tempo e di recuperare di conseguenza una sensibilità per la dimensione storica, mi ha spinto a richiedere agli studenti di una classe quarta1 di simulare un discorso ai tempi della rivoluzione francese precisandone il contesto, individuando correttamente i riferimenti storici e ponendo attenzione non solo alla verosimiglianza della situazione ipotizzata ma anche a quella del lessico adoperato. Lo studente autore dell’intervento doveva innanzitutto chiarire la propria posizione rispetto agli eventi: se cioè intendeva assumere la parte di un rappresentante del Terzo stato durante la convocazione degli Stati generali, di un deputato girondino che discute della condanna a morte del re, oppure immaginare di essere Robespierre che si rivolge ai membri della Convenzione, o ancora interpretare una donna che pone all'Assemblea nazionale il problema dei diritti delle donne e delle cittadine, e così via. Quindi elaborare un discorso credibile e coerente tanto nella prospettiva storica, quanto (come si è detto) sotto un profilo più strettamente retorico.


Partiamo dalla lezione e dal manuale

Il libro di testo in adozione (il secondo volume del Giardina, Sabbatucci, Vidotto, Laterza), unito alle mie spiegazioni, è stato il punto di partenza per fornire un quadro generale degli eventi, già orientato tuttavia al coinvolgimento “emotivo” degli allievi. In tal senso durante le lezioni sono stati accentuati nella loro natura “drammatica” (di fatti cioè che rappresentano per chi li vive dei veri e propri snodi in quanto pongono i protagonisti di fronte a scelte cruciali, cambiamenti risolutivi) alcuni avvenimenti che hanno preceduto e accompagnato la Rivoluzione francese: il senso di consapevole gravità con cui vengono preparati i Cahiers de doléances, la decisione del Terzo stato di autoproclamarsi Assemblea nazionale con il solenne giuramento di non sciogliersi fino a quando la Francia non avesse avuto una costituzione, gli assalti – in più occasioni scomposti e feroci – del popolo parigino, la passione con cui i deputati della Convenzione confrontano le loro posizioni, le reazioni alla fuga del re, lo scontro tra girondini e montagnardi, il patriottismo dei volontari marsigliesi che entrano a Parigi cantando Allons enfants de la Patrie, le condanne a morte durante il periodo del terrore che coinvolgono anche figure di rivoluzionari storici come Brissot, Hébert, Danton, la controversa, e insieme affascinante, personalità dell’incorruttibile Robespierre…

In altre parole l’argomento “Rivoluzione francese” è stato presentato in modo tale da interrogare il vissuto degli allievi (la loro coscienza di giovani che si vanno formando) attraverso uno scambio passato-presente che si è sforzato di essere non un’indistinta sovrapposizione di fatti e giudizi, ma problematica ricerca di nessi, possibilità di stabilire un ponte tra uomini che appartengono a periodi, società, culture diversi.


I materiali d’approfondimento

Per raggiungere questo scopo i materiali di partenza sono stati integrati da vari documenti e fonti.
Ho attinto le mie informazioni principalmente da altri manuali scolastici (Bertini, Lepre, Manzoni-Occhipinti, Guarracino…), ma anche da letture personali (Soboul, Lefebvre…) e da ricerche sul Web.