mercoledì 16 agosto 2017

Regolamento sull’utilizzo del Web e delle tecnologie in classe

[IMPARA DIGITALE]

Non solo il CdC delle classi digitalizzate, ma l’istituto nel suo complesso dovrebbe avere un regolamento interno per un uso intelligente e moderato delle tecnologie. Tutti gli studenti (e anche i docenti) vanno a scuola con smartphone, tablet, note/netbook e ormai moltissime classi hanno il registro elettronico. L’uso corretto e regolamentato di tali tecnologie diviene dunque essenziale, sia per non sovraccaricare la banda, che difficilmente può supportare un numero elevato di account in contemporanea, sia per cercare di limitare un uso improprio dei device durante le lezioni, che porterebbe a una forte distrazione dei ragazzi.

I tablet permettono una personalizzazione del proprio ambiente di apprendimento grazie alle APP; bisognerà dunque indicare quali sono indispensabili per la produttività in classe e quali specifiche delle discipline, in modo da avere un riferimento comune, consapevoli della necessità di un monitoraggio e una ricerca periodica di nuove APP.

I nostri studenti tenderanno a scaricare tutto ciò che poco ha a che fare con la didattica: compito del docente è renderli consapevoli di quanto può servire per l’apprendimento e per migliorare lo studio e quanto invece deve essere fruito fuori dalla scuola.

Usando mobile device è possibile registrare, fare video o fotografare; di conseguenza, al momento dell’iscrizione è consigliabile far firmare ai genitori una liberatoria che consente di usare tali media a fini non commerciali, onde evitare che la pubblicazione (su youtube, su flickr, sul sito della scuola, su un annuario ecc.) possa creare problemi legali di copyright.

sabato 17 giugno 2017

Il Paese della Fantasia



       Nelle Feste Medievali di Offagna, ogni anno l’Accademia della Crescia sceglie un tema conduttore e così, nei trenta anni della manifestazione, è stato possibile esplorare tanti aspetti della storia e cultura del Medio Evo, anche leggendoli dal punto di vista della contemporaneità, in un proficuo dialogo tra passato e presente. Per l’edizione 2017 ci siamo chiesti: quale spazio e quale senso aveva, per l’uomo medievale, quella dimensione fantastica di cui possiamo trovare testimonianze nell’arte, nella letteratura,  nei documenti storici?
      Si può senz’altro dire che la curiosità e l’interesse verso il meraviglioso, lo strano, il favoloso era ampiamente presente sia tra il popolo sia tra le persone colte.
  Così nelle decorazioni delle chiese destinate agli occhi dei devoti nelle enciclopedie destinate ai saggi, e nei racconti destinati e tutte le categorie abbondano ippogrifi, pietre prodigiose, uccelli con le ali di lattuga, Blemmi, Sciapodi, spade magiche a cui ci si rivolge dando rispettosamente Fedel Voi.

In un’epoca in cui era dominante la visione religiosa della vita, come diceva lo storico J. Le Goff, parafrasando Baudelaire, “per l’uomo del medioevo […] la natura è una foresta di simboli”
Siamo davvero in un altro orizzonte di idee rispetto alla nostra visione scientifica delle cose: l’uomo medievale sa che il mistero è presente ovunque e, proprio per questo, non esclude nulla a priori, non dice che una cosa è impossibile, solo perché non rientra nelle sue categorie mentali. Ritiene che, “essendo ogni cosa soggetta al volere di Dio, l’impossibile può manifestarsi nella natura e fare irruzione nella vita quotidiana”.

Anzi è un po’ il contrario siccome Dio piò tutto da qualche parte le cose che riusciamo a immaginare noi devono esistere (da qualche parte vuol dire in luoghi inaccessibili come l’Asia e più tardi l’Africa)




I racconti di viaggi medioevali erano quasi sempre immaginari e sono scritti da persone che non hanno mai visto i luoghi meravigliosi e i popoli di cui raccontano; ma hanno sentito parlarne le Enciclopedie che sono libri soddisfano il gusto del meraviglioso prima che la Scienza.
La forza della tradizione conta più dell’esperienza (mentalità dogmatica)

Negli antichi Bestiari, non interessava la reale esistenza e la precisa descrizione di pietre, piante, animali ma il loro significato allegorico. Perciò si legge del grifone, la formicaleone e accanto ad essi di animali reali quali leone, la pantera, il castoro venivano affibbiati qualità immaginarie associate a significati di natura morale e religiosa. Cose come queste erano scritte in libri rispettabilissimi, scritti da stimati abati e dotti che sono libri soddisfano il gusto del meraviglioso prima che la Scienza.
La forza della tradizione conta più dell’esperienza (mentalità dogmatica)

E quando, perché qualcuno ce n’era, qualche viaggiatore andava davvero in Oriente, nelle Indie in Cina a Giava? Cosa vedeva?
Prendiamo un vero viaggiatore, in testimone affidabile Marco Polo. Anche i viaggiatori attendibili non riuscivano a sottrarsi all’influenza delle leggende di cui erano a conoscenza

Prendiamo il caso degli unicorni. Che gli unicorni esistano un uomo del Medioevo non lo metteva in discussione. Marco Polo sa che è una sorta di cavallino/capretto con un lungo corno sulla fronte con un’irresistibie e per lui infausta attrazione verso le fanciulle illibate.
Poteva Marco Polo non cercare gli unicorni? Infatti li cerca e li trova perché è indotto cercare la cose con gli occhi della tradizione. E dopo aver visto, riflette e mette in discussione alcuni stereotipi dell’esotismo:

Ammette che gli unicorni sono un po’ diversi da come se li aspettava bianchi e aggraziati quali sullo stemma della corona inglese:
Quelli che aveva visto erano rinoceronti per cui ammette che hanno “pelo di bufali e piedi di leonfanti”, che il loro corno e grosso e nero, lingua spinosa testa di cinghiale  e che “ella è molto laida bestia a vedere” e che non è il caso che a cacciarla ci si mandi una fanciulla


Fin qui la scienza, poi c’è il mondo della Letteratura alta e bassa allo stesso tempo. Nelle corti come nelle piazze l’intrattenimento era affidato alla recitazione/lettura dei poemi cavallereschi, dalla Chanson de Roland all’Orlando Furioso, ai romanzi della materia di Bretagna con le celebri storie di re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda, storie d’amore e di virtù in cui, a prodi cavalieri e bellissime dame, si mescolano fate, draghi, elfi.

       Dunque, quale traccia ha lasciato nel nostro immaginario la cultura medievale così lontana dalla nostra mentalità ma così ricca di mirabilia e di storie fiabesche? In realtà, non c’è epoca che, più del Medio Evo, sia stato discussa, rivisitata, anche più o meno liberamente immaginata. Basti pensare a importanti scrittori contemporanei come in Italia Umberto Eco e Laura Mancinelli e anche alla grande e diffusa fortuna del fantasy che, largamente, si richiama a leggende, storie, immagini presenti nella narrativa medievale. L’archetipo contemporaneo è da molti ritenuto la trilogia Il Signore degli anelli conclusa da J.R.R. Tolkien nel 1955, ma il genere fantasy si è sviluppato in un gran numero incalcolabile di romanzi, soprattutto per ragazzi, e in film, cartoni animati, fumetti, giochi che, oggi, sono mezzi popolari di intrattenimento.
      Nelle serate della XXX edizione delle Feste Medievali, a Offagna, potremo visitare questo universo culturale: spettacoli, giochi, incontri, suggestive atmosfere, secondo il motto delle Feste ludendo intelligo, ci offriranno l’occasione di  soddisfare il duplice umano bisogno di conoscenza e di evasione e di dare ali alla fantasia.


domenica 19 marzo 2017

HISTORIA LUDENS #2: La rivoluzione simulata



Autore: Salvatore Di Pasqua

Siamo intervenuti già altre volte sul tema del gioco, della simulazione e della didattica empatica. Ora cominciano ad arrivare i resoconti di insegnanti. Questo giunge da una scuola superiore di Pordenone. Si tratta di un percorso misto, in parte tradizionale e in parte “innovativo” (metto le virgolette perché solo in Italia la didattica empatica è considerata ancora tale). I colleghi a cui l’esperienza piacerà, hanno qui tutti i materiali per ripeterla. E per HL, sia pure con qualche giorno di ritardo, è un bel modo per ricordare la Révolution (HL).

• La proposta didattica
• Partiamo dalla lezione e dal manuale
• I materiali di approfondimento
• Letture
• Elenco di parole, di concetti e di frasi fornito ai ragazzi
• La fase operativa
• I lavori degli studenti
• Qualche breve considerazione
• Il riflesso sull’insegnante
• Sitografia

La proposta didattica

La difficoltà di sviluppare curiosità e interesse per quanto è distante nel tempo e di recuperare di conseguenza una sensibilità per la dimensione storica, mi ha spinto a richiedere agli studenti di una classe quarta1 di simulare un discorso ai tempi della rivoluzione francese precisandone il contesto, individuando correttamente i riferimenti storici e ponendo attenzione non solo alla verosimiglianza della situazione ipotizzata ma anche a quella del lessico adoperato. Lo studente autore dell’intervento doveva innanzitutto chiarire la propria posizione rispetto agli eventi: se cioè intendeva assumere la parte di un rappresentante del Terzo stato durante la convocazione degli Stati generali, di un deputato girondino che discute della condanna a morte del re, oppure immaginare di essere Robespierre che si rivolge ai membri della Convenzione, o ancora interpretare una donna che pone all'Assemblea nazionale il problema dei diritti delle donne e delle cittadine, e così via. Quindi elaborare un discorso credibile e coerente tanto nella prospettiva storica, quanto (come si è detto) sotto un profilo più strettamente retorico.


Partiamo dalla lezione e dal manuale

Il libro di testo in adozione (il secondo volume del Giardina, Sabbatucci, Vidotto, Laterza), unito alle mie spiegazioni, è stato il punto di partenza per fornire un quadro generale degli eventi, già orientato tuttavia al coinvolgimento “emotivo” degli allievi. In tal senso durante le lezioni sono stati accentuati nella loro natura “drammatica” (di fatti cioè che rappresentano per chi li vive dei veri e propri snodi in quanto pongono i protagonisti di fronte a scelte cruciali, cambiamenti risolutivi) alcuni avvenimenti che hanno preceduto e accompagnato la Rivoluzione francese: il senso di consapevole gravità con cui vengono preparati i Cahiers de doléances, la decisione del Terzo stato di autoproclamarsi Assemblea nazionale con il solenne giuramento di non sciogliersi fino a quando la Francia non avesse avuto una costituzione, gli assalti – in più occasioni scomposti e feroci – del popolo parigino, la passione con cui i deputati della Convenzione confrontano le loro posizioni, le reazioni alla fuga del re, lo scontro tra girondini e montagnardi, il patriottismo dei volontari marsigliesi che entrano a Parigi cantando Allons enfants de la Patrie, le condanne a morte durante il periodo del terrore che coinvolgono anche figure di rivoluzionari storici come Brissot, Hébert, Danton, la controversa, e insieme affascinante, personalità dell’incorruttibile Robespierre…

In altre parole l’argomento “Rivoluzione francese” è stato presentato in modo tale da interrogare il vissuto degli allievi (la loro coscienza di giovani che si vanno formando) attraverso uno scambio passato-presente che si è sforzato di essere non un’indistinta sovrapposizione di fatti e giudizi, ma problematica ricerca di nessi, possibilità di stabilire un ponte tra uomini che appartengono a periodi, società, culture diversi.


I materiali d’approfondimento

Per raggiungere questo scopo i materiali di partenza sono stati integrati da vari documenti e fonti.
Ho attinto le mie informazioni principalmente da altri manuali scolastici (Bertini, Lepre, Manzoni-Occhipinti, Guarracino…), ma anche da letture personali (Soboul, Lefebvre…) e da ricerche sul Web.

HISTORIA LUDENS #1 Chi ripulisce i campi dopo la battaglia? Le guerre napoleoniche, come nessuno le studia

Tratto da Shannon Selin*
(traduzione di Valentina Arcidiacono e Raffaele Guazzone; adattamento e note didattiche di Antonio Brusa)



Svegliarsi dopo la battaglia

L’8 gennaio1807, al termine della sanguinosa battaglia di Eylau, nell’attuale regione russa di Kaliningrad, il soldato francese Jean Baptiste de Marbot si risveglia, dopo aver trascorso alcune ore in stato di incoscienza: è coperto di sangue e si trova su un carro, circondato da cadaveri. E’ completamente nudo, indossa solo il cappello perché, dandolo per morto, gli hanno portato via tutti i vestiti e gli oggetti personali.

È lui stesso a raccontarci questa sgradevole esperienza.

Abbandonato nella neve in mezzo a cumuli di morti e moribondi, incapace di muovermi in alcun modo, persi conoscenza pian piano, senza soffrire [...] Credo che il mio deliquio sia durato quattro ore. Quando ripresi i sensi mi ritrovai in una situazione orrenda. Ero completamente nudo, con addosso null’altro che il mio cappello e lo stivale destro. Uno dei barellieri, credendomi morto, mi aveva spogliato e, nel tentativo di portarsi via lo stivale rimasto, mi stava tirando per una gamba tenendomi un piede sul corpo. Senza dubbio era stato il suo strattone a farmi riprendere i sensi. Riuscii a mettermi seduto e a sputare i grumi di sangue che avevo in gola. L’impatto del proiettile da cui ero stato colpito aveva causato un’emorragia tale che avevo il volto, le spalle e il torace completamente neri, mentre il resto del corpo era chiazzato dal rosso del sangue che sgorgava dalla ferita. Cappello e capelli erano incrostati di neve sporca di sangue, avevo gli occhi scavati, dovevo essere orribile a vedersi. Ad ogni modo, il barelliere guardò dall’altra parte e se ne andò con le mie cose, ed io, per lo sfinimento totale, non riuscii nemmeno ad aprire bocca.
Jean Baptiste de Marbot, The Memoirs of Baron de Marbot, tradotte da Arthur John Butler, Vol. 1, Londra, 1903, p. 216.



Chi ripulisce, dopo la battaglia?


Questa è proprio una di quelle questioni che i libri di storia non sono soliti raccontare perché normalmente si soffermano sulla vittoria o la sconfitta degli eserciti e sulle conseguenze politiche di tali avvenimenti. Pochi si chiedono: dopo una battaglia, che ne è delle migliaia di corpi, abbandonati per i campi?

Ecco, ad esempio, come il generale inglese Robert Wilson descrive la scena dopo la battaglia di Heilsberg, del 10 giugno 1807, che i francesi combatterono contro i russi:

Il terreno tra il bosco e le batterie russe, circa un quarto di miglio, era una distesa di corpi umani nudi, che amici e nemici avevano spogliato nottetempo, per quanto il numero dei cadaveri ricordasse loro costantemente la tragedia nella quale si trovavano. Una scena orribile a vedersi, ma da cui non si poteva distogliere lo sguardo.
Robert Wilson, Brief Remarks on the Caracter and Composition of the Russian Army and Sketch of the Campaigns in Poland in the Years 1806 and 1807, Londra, 1810, p. 147.
Si calcola che tra il 1803 e il 1815 le guerre napoleoniche si portarono via tra i 3,5 e i 6 milioni di persone, alcune a causa di azioni belliche (da 500.000 a 2 milioni) e il resto a causa di malattie.
Che cosa ne fu di questi corpi? Chi si incaricò di ripulire quegli scenari raccapriccianti?
Come in una curiosa imitazione dei processi naturali, in cui si alternano animali necrofagi, larve e batteri, notiamo l’azione di diversi soggetti che, uno dopo l’altro, sgombravano il terreno di battaglia.
I primi erano proprio i soldati vincitori che raccoglievano armi e attrezzature del nemico, come scarpe, indumenti, oggetti personali di valore (orologi, bottigliette per liquori, medaglie, portasigari ecc.) in modo da integrare la loro esigua paga.
In un secondo momento, giungevano le donne e dopo, se lo scontro era avvenuto nelle vicinanze di un villaggio, si univano a loro anche gli abitanti delle località vicine in cerca di qualcosa da portar via.

A caccia di denti...... continua



giovedì 16 febbraio 2017

La storia attraverso i Manifesti: Da Caporetto a Trento e Trieste - Le Fosse Ardeatine





GRUPPO 1

Aiutaci a commentare i documenti: iscriviti a THINGLINK con il codice SEKGEV, poi inizia a lavorare.
Trovi in classe il libretto con la descrizione/presentazione del tuo documento tratta da Le fonti della storia/21 La Nuova Italia, 1976.
Dai un titolo al documento e inizia a "taggarlo": sottolinea i passaggi principali e contestualizzalo.
Vai ai documenti: Da Caporetto a Trento e Trieste. Non dimenticare di firmare il tuo lavoro!





GRUPPO 2

Aiutaci a commentare i documenti: iscriviti a THINGLINK con il codice SEKGEV, poi inizia a lavorare.
Trovi in classe il libretto con la descrizione/presentazione del tuo documento tratta da Le fonti della storia/21 La Nuova Italia, 1976.
Dai un titolo al documento e inizia a "taggarlo": sottolinea i passaggi principali e contestualizzalo.
Vai ai documenti: Le Fosse Ardeatine. Non dimenticare di firmare il tuo lavoro!