lunedì 20 dicembre 2010

Huius Sane Droctulft

Storia del Guerriero e della Prigioniera è uno dei racconti più felici di Borges. nella prima metà si parla di Drocton un longobardo che durante l'assedio di Ravenna abbandonò i suoi e morì difendendo la città dei nemici. Borges immagina che il guerriero fu folgorato da "questa rivelazione: la Città", "un insieme che è molteplice senza disordine" che lo toccano "come oggi ci toccherebbe un meccanismo complesso, il cui fine ignoriamo, ma nel cui disegno si scorgesse un’intelligenza immortale." Droctulft "Sa che in essa egli sarà un cane, un bambino, e che non potrà mai capirla, ma sa anche ch’essa vale più dei suoi dei e della fede giurata e di tutte le paludi della Germania." 
Intanto leggiamoci il racconto
Poi chiediamoci: la storia è andata davvero così? Ecco cosa scrive a proposito di Droctulft il grande storico longobardo Paolo Diacono. Dopo aver letto queste rubriche proviamo a ricostruire la vera storia di Droctulft e chiediemoci se è giusto quanto congetturò Borges
"non fu un traditore; i traditori non sogliono ispirare epitaffi pietosi. Fu un illuminato. Secoli dopo chi lo accusò avrebbe fatto come lui. i Longobardi si fecero italiani e uno del suo stesso sangue - un Aldiger - generò i progenitori dell'Alighieri. 



Huius sane Droctulft, de quo praemisimus, amminiculo saepe Ravennatium milites adversum Langobardos dimicarunt, extructaque classe, Langobardos, qui Classem urbem tenebant, hoc adiuvante pepulerunt. Cui, cum vitae explesset terminum, honorabile sepulchrum ante limina Beati Vitalis martyris tribuentes, tali eius laudes epitaphio extulerunt:

Clauditur hoc tumulo, tantum sed corpore, Drocton;
Nam meritis toto vivit in orbe suis.
Cum Bardis fuit ipse quidem, nam gente Suavus;
Omnibus et populis inde suavis erat.
5
Terribilis visu facies, sed mente benignus,
Longaque robusto pectore barba fuit.
Hic et amans semper Romana ac publica signa,
Vastator genti adfuit ipse suae.
Contempsit caros, dum nos amat ille, parentes,
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Hanc patriam reputans esse, Ravenna, suam.
Huius prima fuit Brexilli gloria capti;
Quo residens cunctis hostibus horror erat.
Quo Romana potens valuit post signa iubare,
Vexillum primum Christus habere dedit.
15
Inde etiam, retinet dum Classem fraude Faroaldus,
Vindicet ut Classem, classibus arma parat.
Puppibus exiguis decertans amne Badrino,
Bardorum innumeras vicit et ipse manus.
Rursus et in terris Avarem superavit eois,
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Conquirens dominis maxima lucra suis.
Martyris auxilio Vitalis fultus, ad istos
Pervenit victor saepe triumphos ovans;
Cuius et in templis petiit sua membra iacere,
Haec loca post mortem bustis habere iubat.
25
Ipse sacerdotem moriens petit ista Iohannem,
His rediit terris cuius amore pio.

Comprendere o giudicare?

Comprendere o giudicare?

Lo storico non deve comportarsi come un giudice. Non si tratta di schierarsi a favore di Robespierre o contro. Si  tratta di capire chi era Robespierre o e di capire in che contesto ha operato. Così no ci faremo paladini di Gregorio VII, né di Mazzini, né di Pio IX. Scrive Marc Bloch "Quando uno studioso ha osservato e spiegato ha esaurito il suo compito" certamente in questa spiegazione è implicito un giudizio (nessuno può del tutto astrarsi dalla propria storia personale e dalla propria enciclopedia), ma esso dev'essere un "giudizio storico", cioè conoscitivo, di un atto di intelligenza, non di un condanna o di un'approvazione morale.
Alcuni eventi si sono caricati di significati anche a causa di come sono stati raccontati dalla tradizione; è difficile parlare della Magna Charta senza considerare che per anni è stata per anni presentata come la "pietra angolare delle civiche virtù inglesi". Una simile trasfigurazione mitica l'ha avuta la Breccia di Porta Pia. Oggi la Napoli-Portici viene sbandierata come l'emblema di un Meridione attivo, vitale e, sostanzialmente, immaginario.
La cosa  più onesta da fare è portare gli alunni a leggersi direttamente le fonti e aiutarli a formarsi un'idea, mettendoli in guardia dalla cattiva storiografia. Leggere (se possibile in latino) la Magna Charta prima di parlare della Magna Charta, leggersi i regesti della Chiesa Ravennate prima di parlare di un'inesistente società cortese nelle Marche, leggere gli orari del treno prima di celebrare l'utilità della Napoli-Portici.

domenica 19 dicembre 2010

Perché un laboratorio sulle fonti?


La scelta di far lavorare gli studenti direttamente sulle fonti si prefigge di integrare il normale programma scolastico presentando agli alunni quelle che sono le procedure e gli strumenti della ricerca storica, facendo loro acquisire una certa familiarità con la fonte documentaria, ‘materia prima’ di tale ricerca.
Si tratta in definitiva di far prendere coscienza dei processi della ricerca storica, in modo tale che possa affrontare in maniera più profonda e critica i contenuti che gli vengono proposti dai manuali scolastici.
La lettura dei nostri manuali di storia stimola poco il senso critico dello studente Egli troppo spesso, si trova di fronte a una scala di valori il cui significato non è e non può essere elaborato criticamente e invece viene assimilato nella sua convenzionale (e in qualche modo ipocrita) superficialità.