lunedì 28 febbraio 2011

Il guerriero nella storia

Ecco cosa scrive riguardo a Droctulft lo storico Paolo Dicacono in Historia Langobardorum (liber III, caput 19). Traduzione a cura di Mazzieri-Tonucci-Verdolini. Classe IIAp - Liceo 'C. Rinaldini' - Ancona a.s.2010-2011.

Huius sane Droctulft, de quo praemisimus, amminiculo saepe Ravennatium milites adversum Langobardos dimicarunt, extructaque classe, Langobardos, qui Classem urbem tenebant, hoc adiuvante pepulerunt. Cui, cum vitae explesset terminum, honorabile sepulchrum ante limina Beati Vitalis martyris tribuentes, tali eius laudes epitaphio extulerunt:

Clauditur hoc tumulo, tantum sed corpore, Drocton;
Nam meritis toto vivit in orbe suis.
Cum Bardis fuit ipse quidem, nam gente Suavus;
Omnibus et populis inde suavis erat.

5
Terribilis visu facies, sed mente benignus,
Longaque robusto pectore barba fuit.
Hic et amans semper Romana ac publica signa,
Vastator genti adfuit ipse suae.
Contempsit caros, dum nos amat ille, parentes,
10
Hanc patriam reputans esse, Ravenna, suam.
Huius prima fuit Brexilli gloria capti;
Quo residens cunctis hostibus horror erat.
Quo Romana potens valuit post signa iubare,
Vexillum primum Christus habere dedit.
15
Inde etiam, retinet dum Classem fraude Faroaldus,
Vindicet ut Classem, classibus arma parat.
Puppibus exiguis decertans amne Badrino,
Bardorum innumeras vicit et ipse manus.
Rursus et in terris Avarem superavit eois,
20
Conquirens dominis maxima lucra suis.
Martyris auxilio Vitalis fultus, ad istos
Pervenit victor saepe triumphos ovans;
Cuius et in templis petiit sua membra iacere,
Haec loca post mortem bustis habere iubat.
25
Ipse sacerdotem moriens petit ista Iohannem,
His rediit terris cuius amore pio.

Con l'aiuto di questo Droctulft, del quale abbiamo già parlato in precedenza, spesso i soldati di Ravenna combatterono contro i Longobardi presso il torrente e - riallestita la flotta - sconfissero, grazie a lui, i Longobardi che occupavano la città di Classe.
Giunto al termine della vita, i Ravennati quando gli diedero onorato sepolcro davanti alla Basilica del Beato Martire Vitale, scrissero le sue lodi con questo epitaffio:

In questa tomba è chiuso, ma solo nel corpo Droctulft; infatti, per i suoi meriti è ancora vivo nel il mondo. In verità fu con i Bardei, infatti, per stirpe era un Suebo, dalla qual cosa dal popolo tutto era reputato soave...
D’aspetto terribile a vedersi, ma era buono nell'anima, fu di petto robusto e di lunga barba. Poiché amò sempre il nome di Roma, egli stesso fu sterminatore della propria stirpe, disprezzò i suoi cari parenti e ora ama noi, reputando che questa, Ravenna, fosse la sua patria.
La sua prima impresa gloriosa fu la conquista di Brescello, dove, essendosi trincerato, era il terrore di tutti i nemici. Dove fu capace di salvare le insegne romane e Cristo gli offrì di temere il primo vessillo.

Poi, mentre Faroaldo tiene con l a frode la città di Classe rinforza la flotta per riscattare Classe. Combattendo in prima fila con poche navi presso il fiume Badrino, sconfisse le innumerevoli navi dei Bardei e una seconda volta superò gli Avari nelle loro terre, conquistando grandissime ricchezze per i suoi signori. Con l'aiuto di San Vitale tornò spesso vincitore meritando ovazioni trionfali. E nel tempio di San Vitale chiese che giacessero le sue spoglie, chiedendo che , dopo la morte abbia questi per sepolcro. Egli stesso, in punto di morte, chiese queste cose al sacerdote Giovanni, per il devoto affetto del quale, ritornò in queste terre
Sappiamo già molto ma non possiamo essere soddisfatti: adesso dobbiamo cercare sul posto
1) tracce dell'iscrizione.
2) tracce del passaggio di  Droctulft.
3) nuove possibili fonti scritte.
ci deve essere, inoltre, almeno un altro passo di Paolo Diacono nel quale si racconta del nostro guerriero.

sabato 19 febbraio 2011

Il guerriero illuminato

Drocton era un longobardo che, durante l'assedio di Ravenna, abbandonò i suoi e morì difendendo la città dei nemici. Ce lo ricorda lo storico Paolo Diacono che, nella sua opera, riporta la descrizione del sepolcro che gli riconobbero i Ravennati. "Non fu un traditore; i traditori non sogliono ispirare epitaffi pietosi. Fu un illuminato. Secoli dopo chi lo accusò avrebbe fatto come lui. i Longobardi si fecero italiani e uno del suo stesso sangue - un Aldiger - generò i progenitori dell'Alighieri."
La vicenda di Droctulft è raccontata in "La storia del Guerriero e della Prigioniera", uno dei racconti più felici di Borges. Intanto leggiamoci il racconto
1) che cosa è accaduto a Droctulft? che cosa lo ha illuminato? Un arco? Una bassorilievo? Un insieme che è molteplice senza disordine? Domani, chi andrà a Ravenna si porti una macchina fotografica e fotografi qualcosa lo stupisce, poi lo posti sul Blog.
2) la storia è andata davvero così? o quanto congetturò Borges è solo un'invenzione poetica? Tutto ciò che abbiamo su Droctulft sono le parole del grande storico longobardo Paolo Diacono. Allora leggiamo queste rubriche e, quanti domani resteranno ad Ancona proveranno a tradurle e a ricostruire la vera storia di Droctulft. Tutto sta nel farsi le domande giuste: Chi era Drocton-Droctulft? davvero era solo un guerriero? Perché odiava il suo Re?

giovedì 3 febbraio 2011

Le miniature come fonte: l'immagine di Cristine de Pizan



Christine fu molto attenta alla propria immagine. Ci ha lasciato oltre 400 miniature nelle quali la vediamo rappresentata sempre allo stesso modo: una veste azzurra e un cappello bianco. E' facile immaginare che, nella realtà, Christine de Pizan, da sempre abituata ai fasti della corte, fosse avvezza e potesse permettersi abiti ben più ricchi e, magari, alla moda, ma non ha senso dedurre dalle immagini dalle miniature informazioni sull'ambiente in cui la poetessa viveva. Queste rappresentazioni hanno tutto fuorché uno scopo referenziale; non sono semplicemente immagini stereotipate, serve a trasmettere un'immagine di serietà, di professionalità, quasi di ieraticità (sono i colori della Madonna).  D'altra Christine de Pizan non aveva altre risorse oltre la propria professionalità e fu la sua reputazione che le consentì, in tempi tanto travagliati di godere della stima (e delle commesse) sia dei Borgognoni che degli Armaganacchi. Spesso l'abito fa il monaco. Maria G. Muzzarelli, autrice degli ultimi studi di Chiristine de Pizan, è solita dire che l'abito di Christine equivale a un "taillerino" dei nostri giorni. Su Flikr, all'indirizzo [http://www.flickr.com/photos/centralasian/sets/72157625809232240/with/5350242662/
c'è un Set, intitolato The Book of the City of Ladies, che illustra questo vezzo della poetessa francese.