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L'occhio allegorico

Segnaliamo un sito, si intitola  Bestiari medievali  è il risultato di un lavoro svolto dalla III B del Liceo Scientifico Albert Sabin di  Bologna nell'a nno scolastico 1998/99.  Si mettono a confronto il Fisiologo greco , la sua antica traduzione latina , e il francese Bestiario d'amore . Non manca un'intelligente sezione iconografica ; insomma, a dispetto di un'impaginazione che mostra tutti i dodici anni alla deriva nel web, contenuti molto interessanti. Oltre alle parti dei commenti e dei confronti intertestuali, abbiamo particolarmente apprezzato la sezione del Bestiario latino , che riporta il testo integrale del bestiario con, a fianco, la traduzione italiana. Un'onestà che merita il link nella Città delle frottole.

Fonti per la cucina medievale - Lectio 03: manoscritti italiani

I primi ricettari medievale appaiono solo alla fine del Duecento. Tra questi testi e l'opera di Apicio c'è un lasso di tempo sconcertante, che si è spiegato con la considerazione che la cucina, nel Medioevo, era un'arte tecnica e, pertanto, probabilmente, non meritava dei trattati scritti, o con l'idea che fino al XIII secolo, non esistendo una classe borghese diffusa, non c'era un pubblico interessati al genere. Prima del Duecento, sebbene non ci siano ricettari organici, è possibile trovare qualche ricetta nei documenti più disparati: regimi sanitari, atti notarili, regole monastiche etc... I destinatari e, in molti casi, i redattori erano, probabilmente, professionisti della cucina, il che spiega perché i manoscritti rechino indicazioni molto sommarie e, spesso, trascurino di precisare le quantità. Esaminando i principali manoscritti  italiani,  si individua  il nucleo più antico in un gruppo di trattati redatti in lingua latina alla fine de...

Fonti per la cucina medievale - Lectio 02: manoscritti stranieri

I primi ricettari medievale appaiono solo alla fine del Duecento. Tra questi testi e l'opera di Apicio c'è un lasso di tempo sconcertante, che si è spiegato con la considerazione che la cucina, nel Medioevo, era un'arte tecnica e, pertanto, probabilmente, non meritava dei trattati scritti, o con l'idea che fino al XIII secolo, non esistendo una classe borghese diffusa, non c'era un pubblico interessati al genere. Prima del Duecento, sebbene non ci siano ricettari organici, è possibile trovare qualche ricetta nei documenti più disparati: regimi sanitari, atti notarili, regole monastiche etc... I destinatari e, in molti casi, i redattori erano, probabilmente, professionisti della cucina, il che spiega perché i manoscritti rechino indicazioni molto sommarie e, spesso, trascurino di precisare le quantità. I manoscritti principali sono: - in Inghilterra: The Form of Cury e l' Ancient Cookery - in area francese:   Viandier di Taillevent, (alias, Guill...

Fonti per la cucina medievale - Lectio 01

Quando abbiamo iniziato a preparare le nostre prime cene medievali internet non era diffuso, le librerie della zona erano pigre, nelle biblioteche non si trovava granché. Per reperire qualche ricetta bisognava spulciare le grandi cassettiere di legno e volumi nei quali si parlava di tutt'altro. Ricordo che la prima, per noi, fu la scarna ricetta della "Torta lavagnexe", riportata in una nota di non so più quale saggio, e che non fu facile tradurre quella trascrizione diplomatica in qualcosa di commestibile.  Oggi è molto più facile cimentarsi con ricette di cinquecento e più anni fa, perché internet offre un facile accesso a una bibliografia di nicchia e perché le nuove scoperte, gli studi e le pubblicazioni si sono moltiplicati; è inoltre possibile l'accesso quasi diretto alle fonti: i manoscritti medievali non sono molti, sono dispersi in biblioteche lontane (Casanatense, Università di Bologna, Bressanone etc...) ma la loro trascrizione è a disposizione di tutti. ...

Eccellenza, io vi domando...

Breviarium Ecclesiae Ravennatis (Codice Bavaro), secoli VII-X Il cosiddetto Codice Bavaro , ravennate ma conservato presso la Bayerische Staatesbibliothek di Monaco di Baviera, raccoglie, sotto forma di regesto di documenti databili all’incirca al periodo 610-978, i titoli di proprietà della Chiesa ravennate nei territori pentapolitani di Rimini, Senigallia, Osimo, Jesi, Gubbio, Perugia, Fossombrone, Urbino e Montefeltro È l ’Enfiteusi una forma di contratto in base alla quale il proprietario concede un proprio fondo a un altro soggetto che si impegna a pagare un canone fisso ( pensio) , a coltivare la terra e ad apportare migliorie (enfiteusi di bonifica o di miglioria). Il concessionario godeva di un diritto di godimento a lungo termine, di solito novantanove anni o tre generazioni. Dalle nostre parti, nell’ AME, la chiesa di Ravenna se ne servì abbondantemente, ma più che per motivi economici e per intessere legami politici (si parla, in questi casi, di enfiteusi grazios...