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Breviarium Ecclesiae Ravennatis (Codice Bavaro), secoli VII-X

Il cosiddetto Codice Bavaro, ravennate ma conservato presso la Bayerische Staatesbibliothek di Monaco di Baviera, raccoglie, sotto forma di regesto di documenti databili all’incirca al periodo 610-978, i titoli di proprietà della Chiesa ravennate nei territori pentapolitani di Rimini, Senigallia, Osimo, Jesi, Gubbio, Perugia, Fossombrone, Urbino e Montefeltro È l’Enfiteusi una forma di contratto in base alla quale il proprietario concede un proprio fondo a un altro soggetto che si impegna a pagare un canone fisso (pensio), a coltivare la terra e ad apportare migliorie (enfiteusi di bonifica o di miglioria). Il concessionario godeva di un diritto di godimento a lungo termine, di solito novantanove anni o tre generazioni. Dalle nostre parti, nell’ AME, la chiesa di Ravenna se ne servì abbondantemente, ma più che per motivi economici e per intessere legami politici (si parla, in questi casi, di enfiteusi graziosa): spesso i fundi erano affittati per cifre simboliche a gruppi parental...

BARDI, SUEBI E LONGOBARDI

I BARDI  Secondo la storia il toponimo «Bardi» deriverebbe dall'appellativo che contraddistingueva la nobiltà longobarda - i cosiddetti Arimanni - un gruppo dei quali si stabilì qui attorno al 600 d.C. Il territorio fu abitato sin dal Paleolitico (ne sono prova i ritrovamenti archeologici sul Monte Lama) e in seguito dai Liguri; in età romana faceva parte del municipium di Veleia, ed era attraversato dall'asse viario che portava a Luni e a Roma. Questa strada, ripresa dai longobardi, fu utilizzata, per un tratto, anche dai monaci di Bobbio per recarsi a Roma. Scendendo dal passo di Boccolo de' Tassi attraversava Bardi, risaliva la valle del torrente Noveglia e scendeva a Borgo Val di Taro per raggiungere Pontremoli.  L'abitato è dominato dall'imponente castello costruito in posizione sopraelevata su uno sperone di diaspro rosso. La prima testimonianza scritta della presenza di un castello è data da una pergamena datata 869. Nell'agosto 898 un bardigia...

Palette per classi a colori - Progetto 1F

Di tanti progetti è risultato vincente questo: evidentemente la classe 1F ha bisogno di sobrietà: Adesso sarà necessario comprare le vernici e tutti gli strumenti necessari: - 8 litri di vernice color MEDIUM SPRING BUD (#CBCD8F) -3 litri di vernice color (#484B3E) o color NIKEL (6E7960) -1 litro di vernice blu per i dettagli COLUMBIA BLUE (#C1DBD4) o AIR SUPERIORITY BLUE (#72A2B6) - Teli copritutto e tre rotoli di nastro-carta - I pennelli è consigliabile portarsi ognuno i propri - Il trabattello lo offre il professore La spesa individuale dovrebbe aggirarsi sui 4 euro Di seguito trovate ancora i progetti grafici bocciati. Inutile piangere. Sarà bellissimo anche con i colori e che avete scelto

Matteo Vercesi Alessandro Magno nella letteratura italiana del Duecento e Trecento

Dottorato di ricerca in Italianistica e Filologia classico-medievale – XXI° ciclo Scuola di Dottorato in Scienze Umanistiche (A.A. 2008-2009) Alessandro Magno nella letteratura italiana del Duecento e Trecento Tesi di dottorato di MATTEO VERCESI – matricola 955172 Settore scientifico-disciplinare di afferenza: L-FIL-LET/10

Quando mettere l’accento sul ché Le relative improprie sono un abominio della lingua? (da scrivo.me)

di Arcangelo Auletta da http://www.scrivo.me/2014/03/24/accento-del-che/ Prendiamo la parola che: la usiamo ovunque. Riempiamo i periodi di talmente tante relative che poi dimentichiamo a che cosa erano relative le proposizioni che volevamo usare e che ci servivano per dire quello che volevamo dire in relazione a ciò che era il nostro pensiero e che era l’argomento della principale: capito Fatta eccezione per i simpatici (mamma-che-simpatia) lazzi funambolici, sarebbe buon costume evitare di usare tutti quei che. Quasi sempre è possibile metterci un due punti o comunque ragionarci quel tanto che basta per risolvere il periodo diversamente. Altra soluzione possibile è iniziare a fare un po’ di distinzione nel mare magnum di che utilizzati. Infatti non tutti i che hanno una funzione esattamente relativa, cioè non tutti introducono una proposizione che circoscrive o esplica ciò che è stato detto nella principale. Molti di quei che introducono relative dette improprie, cioè ...

“L’ARTE È FORMA DI VITA DI CHI PROPRIAMENTE NON VIVE”

MALATTIA SPERANZA .. 7 GUARIGIONE .. 10 PENSIERI CONCLUSIVI . 12 BIBLIOGRAFIA .. 13 MALATTIA “Un uomo sbalestrato nella vita da chi sa quale pianeta [...] che cammina incerto tra gli uomini come se procedesse tra quei cocci aguzzi di bottiglia che coronano il suo implacabile muro” : così Mario Praz, con stupita vicinanza e, forse, ammirata pietà, descrive Montale nel suo rapporto con gli altri e col mondo L’opera di Montale è voce di un uomo che si mostra come “di un solo blocco” [1] , ed in cui non si debba far pendere la “bilancia” a favore dell’arte o dell’umanità dell’autore. Lontano, come ogni vero artista, dall’affettazione e dall’insincerità, nella sua poesia Montale esprime, ascolta, medita, affronta e sublima - senza dunque cadere nel patetico - la propria inquietudine, i propri dubbi, la propria sofferenza ed il proprio dolore d’uomo, dando così voce al “male di vivere” [2] non solo suo ma, potenzialmente, d’ognuno. Solo potenzialmente, però...