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Riflessioni

E' impossibile dimostrare a coloro che le formulano la falsità di certe "teorie storiche", una delle quali è la già troppo visibile epopea carolingia in Valdichienti, nata a partire dalle conferenze di don Carnevale. Se si trattasse di contestare una normale ipotesi storica, mi sembra che le strade percorribili sarebbero tre: - Si può dimostrare che l'ipotesi in questione parta da presupposti fasulli (documenti inesistenti, o documenti veri tradotti ad caso) - Si può dimostrare che, dato qualsivoglia presupposto, una teoria che viene formulata mediante ragionamenti sbagliati è necessariamente sballata - Si può dimostrare una verità contraria Ma nessuna di queste tre strade può convincere un interlocutore che 1) parte da premesse false, 2) procede per passaggi illogici 3) si rifiuta di ascoltare le tesi altrui.  Ne consegue che, se non è possibile ottenere molto con il normale dibattito scientifico e non è lecito  aspettarsi un'autonoma abiura, è i...

“L’impresa di Fiume” raccontata da Antonio Scurati

Trieste. Inaugurata la statua di D'annunzio, la Croazia protesta: "opera scandalosa" da www.repubblica.it/cronaca/2019/09/12 da www.ilmessaggero.it da video.ilpiccolo. -------------------------- Rainews.it Impresa di Fiume 12 settembre 1919 Raiplayradio.it: RADIO ANCH'IO del 12/09/19 (Ascoltare la 3° parte a partire dal minuto 60) Nel suo romanzo M, Il figlio del secolo , vincitore del premio Strega 2019, Antonio Scurati dedica a D’Annunzio e alla tormentata e spesso improvvisata occupazione di Fiume diversi capitoli. Questo è quello che racconta la giornata del 12 settembre 1919, a cominciare dalla sua vigilia e dalla partenza per Fiume. Si è alzato dal letto febbricitante e ha indossato la divisa bianca con i colletti rialzati dei lancieri di Novara. Tenente colonnello. Nessun civile è mai salito così in alto nella gerarchia militare per meriti di guerra. Ha cinquantasei anni e si regge in piedi a stento. All’imbarcadero della “casetta rossa”, ...

Breviarium Ecclesiae Ravennatis (Codice Bavaro), secoli VII-X

Il cosiddetto Codice Bavaro, ravennate ma conservato presso la Bayerische Staatesbibliothek di Monaco di Baviera, raccoglie, sotto forma di regesto di documenti databili all’incirca al periodo 610-978, i titoli di proprietà della Chiesa ravennate nei territori pentapolitani di Rimini, Senigallia, Osimo, Jesi, Gubbio, Perugia, Fossombrone, Urbino e Montefeltro È l’Enfiteusi una forma di contratto in base alla quale il proprietario concede un proprio fondo a un altro soggetto che si impegna a pagare un canone fisso (pensio), a coltivare la terra e ad apportare migliorie (enfiteusi di bonifica o di miglioria). Il concessionario godeva di un diritto di godimento a lungo termine, di solito novantanove anni o tre generazioni. Dalle nostre parti, nell’ AME, la chiesa di Ravenna se ne servì abbondantemente, ma più che per motivi economici e per intessere legami politici (si parla, in questi casi, di enfiteusi graziosa): spesso i fundi erano affittati per cifre simboliche a gruppi parental...

BARDI, SUEBI E LONGOBARDI

I BARDI  Secondo la storia il toponimo «Bardi» deriverebbe dall'appellativo che contraddistingueva la nobiltà longobarda - i cosiddetti Arimanni - un gruppo dei quali si stabilì qui attorno al 600 d.C. Il territorio fu abitato sin dal Paleolitico (ne sono prova i ritrovamenti archeologici sul Monte Lama) e in seguito dai Liguri; in età romana faceva parte del municipium di Veleia, ed era attraversato dall'asse viario che portava a Luni e a Roma. Questa strada, ripresa dai longobardi, fu utilizzata, per un tratto, anche dai monaci di Bobbio per recarsi a Roma. Scendendo dal passo di Boccolo de' Tassi attraversava Bardi, risaliva la valle del torrente Noveglia e scendeva a Borgo Val di Taro per raggiungere Pontremoli.  L'abitato è dominato dall'imponente castello costruito in posizione sopraelevata su uno sperone di diaspro rosso. La prima testimonianza scritta della presenza di un castello è data da una pergamena datata 869. Nell'agosto 898 un bardigia...

Palette per classi a colori - Progetto 1F

Di tanti progetti è risultato vincente questo: evidentemente la classe 1F ha bisogno di sobrietà: Adesso sarà necessario comprare le vernici e tutti gli strumenti necessari: - 8 litri di vernice color MEDIUM SPRING BUD (#CBCD8F) -3 litri di vernice color (#484B3E) o color NIKEL (6E7960) -1 litro di vernice blu per i dettagli COLUMBIA BLUE (#C1DBD4) o AIR SUPERIORITY BLUE (#72A2B6) - Teli copritutto e tre rotoli di nastro-carta - I pennelli è consigliabile portarsi ognuno i propri - Il trabattello lo offre il professore La spesa individuale dovrebbe aggirarsi sui 4 euro Di seguito trovate ancora i progetti grafici bocciati. Inutile piangere. Sarà bellissimo anche con i colori e che avete scelto

Matteo Vercesi Alessandro Magno nella letteratura italiana del Duecento e Trecento

Dottorato di ricerca in Italianistica e Filologia classico-medievale – XXI° ciclo Scuola di Dottorato in Scienze Umanistiche (A.A. 2008-2009) Alessandro Magno nella letteratura italiana del Duecento e Trecento Tesi di dottorato di MATTEO VERCESI – matricola 955172 Settore scientifico-disciplinare di afferenza: L-FIL-LET/10

Quando mettere l’accento sul ché Le relative improprie sono un abominio della lingua? (da scrivo.me)

di Arcangelo Auletta da http://www.scrivo.me/2014/03/24/accento-del-che/ Prendiamo la parola che: la usiamo ovunque. Riempiamo i periodi di talmente tante relative che poi dimentichiamo a che cosa erano relative le proposizioni che volevamo usare e che ci servivano per dire quello che volevamo dire in relazione a ciò che era il nostro pensiero e che era l’argomento della principale: capito Fatta eccezione per i simpatici (mamma-che-simpatia) lazzi funambolici, sarebbe buon costume evitare di usare tutti quei che. Quasi sempre è possibile metterci un due punti o comunque ragionarci quel tanto che basta per risolvere il periodo diversamente. Altra soluzione possibile è iniziare a fare un po’ di distinzione nel mare magnum di che utilizzati. Infatti non tutti i che hanno una funzione esattamente relativa, cioè non tutti introducono una proposizione che circoscrive o esplica ciò che è stato detto nella principale. Molti di quei che introducono relative dette improprie, cioè ...