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Riepilogo sulla Canzone del Castra

{REVISIONE 2.3 21 aprile 2020 La clausura aguzza l'ingegno, evidentemente, e dopo essere riuscito a mettere (finalmente) le mani sul saggio integrale di G. Crocioni del 1922, ho completato la doverosa revisione di questo post. Ormai il testo online è completo, l'articolo scientifico alla base è ancora un po' indietro. Per quello è necessaria diversa acribia. Lo pubblicherò quando sarò sicuro di non aver scritto qualche frescaccia } Non chiedetemi perché, ma è andata proprio così: basti dire che, come altri uomini che vanno in giro per il mondo, l'altro giorno, per caso, mi sono trovato lungo il corso di un fosso chiamato Le Rote che scorre alle pendici di Monte Vidon Corrado. In quel luogo decisamente "fuor del cammino" mi sono tornati in mente tre nomi che appaiono nella nota Canzone Marchigiana del Castra: Cencio Guidoni, Le Rote, il Clenchi. Più che abbastanza per rimettere le mani negli appunti di una quindicina di anni fa e verificare la fondatezz...

Riflessioni

E' impossibile dimostrare a coloro che le formulano la falsità di certe "teorie storiche", una delle quali è la già troppo visibile epopea carolingia in Valdichienti, nata a partire dalle conferenze di don Carnevale. Se si trattasse di contestare una normale ipotesi storica, mi sembra che le strade percorribili sarebbero tre: - Si può dimostrare che l'ipotesi in questione parta da presupposti fasulli (documenti inesistenti, o documenti veri tradotti ad caso) - Si può dimostrare che, dato qualsivoglia presupposto, una teoria che viene formulata mediante ragionamenti sbagliati è necessariamente sballata - Si può dimostrare una verità contraria Ma nessuna di queste tre strade può convincere un interlocutore che 1) parte da premesse false, 2) procede per passaggi illogici 3) si rifiuta di ascoltare le tesi altrui.  Ne consegue che, se non è possibile ottenere molto con il normale dibattito scientifico e non è lecito  aspettarsi un'autonoma abiura, è i...

“L’impresa di Fiume” raccontata da Antonio Scurati

Trieste. Inaugurata la statua di D'annunzio, la Croazia protesta: "opera scandalosa" da www.repubblica.it/cronaca/2019/09/12 da www.ilmessaggero.it da video.ilpiccolo. -------------------------- Rainews.it Impresa di Fiume 12 settembre 1919 Raiplayradio.it: RADIO ANCH'IO del 12/09/19 (Ascoltare la 3° parte a partire dal minuto 60) Nel suo romanzo M, Il figlio del secolo , vincitore del premio Strega 2019, Antonio Scurati dedica a D’Annunzio e alla tormentata e spesso improvvisata occupazione di Fiume diversi capitoli. Questo è quello che racconta la giornata del 12 settembre 1919, a cominciare dalla sua vigilia e dalla partenza per Fiume. Si è alzato dal letto febbricitante e ha indossato la divisa bianca con i colletti rialzati dei lancieri di Novara. Tenente colonnello. Nessun civile è mai salito così in alto nella gerarchia militare per meriti di guerra. Ha cinquantasei anni e si regge in piedi a stento. All’imbarcadero della “casetta rossa”, ...

Breviarium Ecclesiae Ravennatis (Codice Bavaro), secoli VII-X

Il cosiddetto Codice Bavaro, ravennate ma conservato presso la Bayerische Staatesbibliothek di Monaco di Baviera, raccoglie, sotto forma di regesto di documenti databili all’incirca al periodo 610-978, i titoli di proprietà della Chiesa ravennate nei territori pentapolitani di Rimini, Senigallia, Osimo, Jesi, Gubbio, Perugia, Fossombrone, Urbino e Montefeltro È l’Enfiteusi una forma di contratto in base alla quale il proprietario concede un proprio fondo a un altro soggetto che si impegna a pagare un canone fisso (pensio), a coltivare la terra e ad apportare migliorie (enfiteusi di bonifica o di miglioria). Il concessionario godeva di un diritto di godimento a lungo termine, di solito novantanove anni o tre generazioni. Dalle nostre parti, nell’ AME, la chiesa di Ravenna se ne servì abbondantemente, ma più che per motivi economici e per intessere legami politici (si parla, in questi casi, di enfiteusi graziosa): spesso i fundi erano affittati per cifre simboliche a gruppi parental...

BARDI, SUEBI E LONGOBARDI

I BARDI  Secondo la storia il toponimo «Bardi» deriverebbe dall'appellativo che contraddistingueva la nobiltà longobarda - i cosiddetti Arimanni - un gruppo dei quali si stabilì qui attorno al 600 d.C. Il territorio fu abitato sin dal Paleolitico (ne sono prova i ritrovamenti archeologici sul Monte Lama) e in seguito dai Liguri; in età romana faceva parte del municipium di Veleia, ed era attraversato dall'asse viario che portava a Luni e a Roma. Questa strada, ripresa dai longobardi, fu utilizzata, per un tratto, anche dai monaci di Bobbio per recarsi a Roma. Scendendo dal passo di Boccolo de' Tassi attraversava Bardi, risaliva la valle del torrente Noveglia e scendeva a Borgo Val di Taro per raggiungere Pontremoli.  L'abitato è dominato dall'imponente castello costruito in posizione sopraelevata su uno sperone di diaspro rosso. La prima testimonianza scritta della presenza di un castello è data da una pergamena datata 869. Nell'agosto 898 un bardigia...